AROUND ALONE 2002/2003: JOHN DENNIS NAVIGA CON IL DIABETE

06 Luglio 2017

Articolo di  Ed Bryant (Traduzione di Elisabetta Palazzolo) tratto da “Voice of the diabetic – Vol.18, No.4” – 2003

Nota dell’editore: poche persone hanno navigato con una piccola barca intorno al mondo, ancora meno lo hanno fatto da sole.
Nessuno con il diabete aveva mai provato prima a farlo.

I lunghi viaggi da soli offrono molte sfide – buona e seria attrezzatura, resistenza e capacità. Il marinaio in solitario deve possedere tutte queste cose per tutto il tempo.

Circa 50 persone lo hanno fatto, una selezionata, illustre “compagnia”.
John Dennis ha 57 anni, pur non essendo un velista professionista, i membri della sua famiglia lo sono stati e lui conosce molto bene il mare.
Non volendo vedere il diabete come una squalifica, ha lavorato duramente per diventare il primo diabetico a portare a termine la regata che prevedeva il giro del mondo in barca a vela denominato “Around Alone”.
Lo raggiunsi a una fermata in Brasile. Aveva fatto la maggior parte della strada e aveva appena registrato un’avaria. Ho parlato con lui della regata, della sua vita, dei suoi progetti per il futuro e del suo diabete.

Ecco la nostra conversazione:

EB: Ho capito che la barca ha avuto problemi alla quarta tappa della regata?

JD: No. Sulla terza tappa. Ero sulla strada da Cape Town, Sud Africa-Nuova Zelanda. Fondamentalmente, fin da quando avevo otto o nove anni, ho fatto un sogno, navigare a vela intorno al mondo. In realtà, il mio sogno iniziale era quello di navigare a vela, da solo, non-stop intorno al mondo. E, come sono cresciuto e ho navigato, non ho mai perso di vista quel sogno.
È sempre stata sempre mia intenzione navigare in solitario a vela intorno al mondo, così, quando la regata “Around Alone” è stata creata 20 anni fa, ho pensato bene, che sarebbe stata una regata divertente da fare per realizzare il mio sogno.
Ho cercato di parteciparvi in diverse occasioni, ma non fui mai in grado di ottenere abbastanza sponsorizzazioni finanziarie, o qualsiasi altro tipo di sponsorizzazione, al fine di contribuire al costo del viaggio.
Poi, circa nove anni fa mi è venuto il diabete.
Per un pò, mi chiesi se sarei mai riuscito a fare il viaggio, perché il mio diabete era molto fuori controllo. Così ho lavorato duramente per tenere il mio diabete sotto controllo, e ho lavorato duramente per cercare di individuare uno sponsor.
Dopo aver visitato 854 imprese, la società 855 è stata la Bayer.

EB: Sembra quasi che sia stato un vero e proprio lavoro?

JD: Non avete idea di quanto sia difficile per chi è nel Nord America. I francesi, gli italiani, gli inglesi, non hanno difficoltà a ottenere sponsorizzazioni. Ma gli americani del Nord proprio non riescono a concepire la sponsorizzazione di un tale evento.
In realtà, questa è la prima volta che gli americani del Nord (c’erano due di noi in questa corsa) hanno ricevuto la sponsorizzazione. Bayer molto generosamente è “salita a bordo”, ha fornito i finanziamenti per l’acquisto di una barca usata e mi ha aiutato a prepararla per la regata.

È stata una vera e propria corsa solo a prepararla – perché, di norma si dovrebbe avere la barca almeno 18 mesi prima della gara. Non ho ricevuto la mia barca fino alla metà di giugno, e la gara è iniziata nel mese di settembre. Non solo ho dovuto prepararla in tempo per la regata“Around Alone”, ho dovuto prepararla in tempo per navigare per le regate di qualificazione trans-atlantiche.
Il 1 agosto, ho navigato a vela attraverso l’Atlantico, al fine di qualificare la barca per l’Around Alone. Così ho fatto, e ho iniziato la regata verso l’Inghilterra. Ho corso da Newport a New York sino in Inghilterra, poi dall’Inghilterra a Cape Town, Sud Africa. Poi ho lasciato Città del Capo, ma, purtroppo, quando ero a Città del Capo, ho avuto solo cinque giorni per preparare la tappa successiva.

Un certo numero di riparazioni che sono state fatte a Città del Capo sono state fatte male. La prima cosa che ho scoperto dopo aver lasciato Città del Capo è stata che le mie comunicazioni elettroniche, sia il mio telefono satellitare Iridium Pesci, che il mio Immarsat System non funzionavano correttamente perché, quando stavano facendo un lavoro a Città del Capo hanno tagliato il cavo coassiale d’antenna schermato. Ogni volta che fai un intervento, bisognerebbe mettere un nuovo connettore coassiale su di esso. Quello che hanno fatto è stato saldare e nastrare anziché sostituirlo. Naturalmente mi sono accorto dopo 20 minuti dall’uscita del mio porto di partenza che non funzionava più niente.

Non volevo tornare indietro a Città del Capo, così sono andato lungo la costa a circa 150 miglia, in un posto chiamato Struisbaai. Ho ancorato lì ad aspettare per le parti. Purtroppo, è successo il peggio, e mentre aspettavo si è avvicinata una tempesta. Ho perso due ancore più altre due che mi erano state fornite di riserva. Ho dovuto prendere una barca da rimorchio che mi impedisse di andare in secca. A seguito di tutto ho subito vari danni, ho perso il mio pulpito di prua, le mie linee di vita e il mio bobstay.

Sono andato oltre 190 miglia lungo la costa, fissato il punto e poi ancora a sinistra. Sono finito a circa 700 miglia fuori rotta, ho perso il motore ed il sistema della pompa di zavorra della barca. A quel punto, ho pensato di avere una moglie e dei figli, e continuare senza il motore e il sistema di zavorra (Ballast), era troppo pericoloso! Non avrei avuto alcuna energia elettrica molto rapidamente.

Se avessi avuto problemi gravi, senza un sistema di zavorra nell’Oceano Antartico, l’imbarcazione sarebbe stata estremamente pericolosa. Così, ho preso la decisione di tornare indietro e fare le riparazioni. Questo non mi ha dato tempo sufficiente per raggiungere la fermata successiva per essere lì entro i limiti che la gara aveva stabilito. Devi essere alla fermata cinque giorni prima della partenza successiva. Hanno fatto un eccezione a tale regola per qualcun altro all’ultima tappa, ma a quel tempo non ero consapevole che si potesse fare richiesta. Tornai a Città del Capo.
Allo stesso tempo, dal 1 agosto, ho attraversato l’Atlantico sei volte. Il 1 agosto, sono andato e tornato, poi a settembre mi sono recato in Inghilterra e sono tre. Poi, quando si naviga verso il Sud Africa, in realtà si naviga indietro attraverso l’Atlantico fino alla costa del Brasile. E poi ancora in Sud Africa, perché questo è il modo in cui il vento ti trasporta. Così, che è stata la quinta volta. Poi ho navigato da Cape Town in Brasile nel marzo, è stata la mia sesta traversata atlantica a partire da agosto. E ora me ne vado il 16 aprile, navigando torno a Newport, Rhode Island.

Sono fuori gara, ma sto ancora navigando, e lo sto facendo da solo.
Lo sto facendo come ambasciatore del diabete. Il mio obiettivo è stato tutto per dimostrare che i diabetici possono competere, se guardiamo noi stessi e ci assumiamo la responsabilità per la nostra salute e la gestione del nostro diabete.

Ed e John discutono sul diabete:

JD: Quando mi è stato diagnosticato, il mio zucchero nel sangue era 28-29 mmol (540-522 mg / dl, nel sistema americano). Ora, nel mio test di glucosio al giorno – Mi controllo tre volte al giorno – non so se è il calore in Brasile, o se sto lavorando in modo molto più duro, ma i livelli di glucosio nel sangue sono stati assolutamente normali, nei limiti della norma. La mattina, metà mattina, a mezzogiorno, metà pomeriggio e sera tutti i livelli di glucosio sono nel range tra 4,7 e 6,7 mmol (da 85 a 121 mg / dl US).

EB: Come era la glicemia durante la regata?

JD: Per la tappa dall’Inghilterra a Città del Capo, che è di 55 giorni, il 92 per cento delle mie letture erano in range di normalità. Bisogna lavorare su tali risultanze. Chiamo il mio contatore Dex “Wilson”, come nel film di Tom Hanks, “Castaway”. Il mio contatore Dex ha assolutamente funzionato perfettamente per tutto il tempo. E’ stato divertente, perché in ambienti d’acqua salata, un sacco di apparecchi elettronici falliscono. Ho avuto guasti sulla barca, a causa di acqua salata. Ma il misuratore Dex ha funzionato perfettamente, dall’inizio alla fine, fino ad oggi. Io vivo con lui.

EB: Lei ha detto di prendere quattro farmaci.

JD: Prendo Gliburide, Metformina, Avandia, e Altace. Fondamentalmente, io non ho un problema di pressione del sangue, ma il mio medico ritiene che, prendendo questi inibitori ACE ora, sarà come prevenire eventuali danni renali causati dal mio diabete.
Effettuavo costantemente il monitoraggio di me stesso. Nella prima tappa della regata ho avuto problemi, perché i miei livelli di glucosio stavano diventando troppo bassi, pericolosamente bassi. Così ho aumentato il numero di volte di controllo e ho consultato il mio medico in Canada e un medico in Inghilterra, e abbiamo deciso di eliminare uno dei quattro farmaci. Poi, nella tappa dall’Inghilterra a Città del Capo, mi monitoravo in media cinque volte al giorno, e ho trovato i miei livelli di glucosio ritornare a livelli normali. Così, sono tornato al mio livello di assunzione dei farmaci normali.
Da quando sono qui in Brasile, ho trovato i miei livelli di glucosio nel range di normalità. È solo una questione di costanti monitoraggi, regolazione della mia dieta ed esercizio fisico, per quanto mi è possibile farlo sulla barca, a volte, ne ho una quantità enorme.

EB: La tua barca è un 50 piedi?

JD: Sì, la mia barca è un “OPEN 50”. La classe Open non sono barche “aperte”.
Questo mi mette in Classe 2, cioè la categoria delle barche dai 40 ai 50 piedi di lunghezza. Classe 1 sono gli “open 60” le barche fino e superiori ai 60 piedi.

EB: A causa del diabete hai dovuto fare qualcosa di speciale sulla tua barca?

JD: No

EB: Non penso che non l’abbia fatto. Quando stai navigando, non hai altre barche che sono sul tuo punto di vista e osservano che cosa stai facendo?

JD: No, per niente. Siamo sparsi, letteralmente, centinaia di migliaia di chilometri quadrati quando siamo in gara.

La Bayer è stata assolutamente grande. Non avrei mai potuto continuare senza il loro aiuto e l’assistenza.
Credo che il mio prossimo progetto sarà chiamato “lavoro incompiuto”.
Dal momento che non ho fatto tutta la strada intorno, sento di dover tornare indietro e finirlo.
C’è un’altra regata tra quattro anni, ma non necessariamente devo aspettare una gara. Quello che vorrei fare è di prendere in considerazione di partire da Newport tornando indietro e andando non-stop da Newport tutto intorno al globo. Immagino che se fossi andato non-stop, mi ci sarebbero voluti circa 120 giorni.

Non so se la Bayer sarà lo sponsor di questo mio secondo tentativo, ma sicuramente io ho intenzione di continuare a cercare di inseguire il mio sogno.
Io non ho intenzione di rinunciare al sogno di una vita perché non ha avuto successo la prima volta.

Ritengo che questo viaggio passato sia una reale esperienza di apprendimento. Purtroppo, come ho detto, mi ci è voluto molto tempo per i lavori di allestimento e preparazione di questa barca, e col senno di poi, se avessi avuto la barca diversi mesi prima, avrei potuto avere più successo.
Non ritengo che ciò che è accaduto sia un fallimento, con uno sforzo d’immaginazione. In realtà, ritengo sia un grande successo fino ad oggi. L’uomo non si misura con le sue vittorie, ma si misura da come si gestisce le sue sconfitte. Per me, questa non è una sconfitta, ma è una battuta d’arresto temporanea.
Se non altro, spero di ispirare le persone ad assumersi la responsabilità per la cura verso la propria salute, perché, se possono vivere a lungo, una vita produttiva e fare ciò che vogliono, possono vivere e realizzare i loro sogni. Quando non lo fanno è così autodistruttivo.

EB: Hai qualche consiglio da lasciarci?

JD: Voglio ringraziare la Bayer per tutto quello che ha fatto per aiutarmi. Voglio ringraziare tutti i diabetici in tutto il mondo, che mi hanno inviato tante mail dicendomi che sono stati molto inspirati da me.
Spero solo che la gente non veda questo come una sconfitta, ma una battuta d’arresto temporaneo, e che mi auguri un po’ di fortuna per il prossimo tentativo del giro da solo e non-stop.

EB: Vuoi pubblicare le tue mail?

JD: Ho la mail di casa che è: jdflys@sympatico.ca

Ho parlato con un sacco di gente. Con un gruppo di giovani nel New Jersey, che sono andato a trovare in gennaio, al rientro negli Stati Uniti. Stanno arrivando fino a Newport per vedere tutte le barche e il mio arrivo.
Un bambino di 7 anni di Boston che ha letto su di me poco prima dell’inizio della gara, e si sta organizzando per scendere a trovarmi. Ha intenzione di incontrarmi a Newport.
Ci sono stati alcuni diabetici, in Inghilterra, e ho parlato a Città del Capo. E, purtroppo, in Sud Africa, il diabete è la terza causa di morte, proprio dietro l’HIV e la tubercolosi.
Stavo parlando in un ospedale, e ho incontrato un signore che era lì, pochi anni più giovane di me, e aveva difficoltà a tenere il diabete sotto controllo. L’infermiera mi ha chiesto di parlare con lui, e abbiamo chiacchierato per un pò. Poi sono arrivati i suoi due figli, avranno avuto forse cinque e sette anni, ho guardato i bambini e ho guardato negli occhi lui e gli ho detto: “Vuoi essere al matrimonio di tua figlia?” Le lacrime hanno iniziato a scorrere nei suoi occhi, e poi hanno cominciato a fuoriuscire anche dai miei occhi. L’ho toccato in un suo punto debole. Sembrava sprofondare. Ho detto: “Guarda, tua moglie ha avuto modo di frequentare le sessioni con voi, con i dietologi e gli specialisti del diabete. Tua moglie deve imparare a cucinare per voi, e preparare una dieta adeguata per te.”

Gli ho detto di uscire e comprarsi un cane, prendere quel cane fare una passeggiata ogni mattina e ogni sera, così da allenarsi bene. Andare a fare una buona, lunga passeggiata di tre o quattro miglia con quel cane ogni notte e ogni mattina.
Gli ho detto: “Sarai costretto a lavorare duramente”.
Gli ho detto “Quando mi è stato diagnosticato per la prima volta il diabete mi ci sono voluti quasi quattro anni per averlo sotto controllo. E mi ci sono voluti sette anni prima di averlo sotto controllo in modo completamente corretto”.
Gli ho detto: “Non succederà durante la notte. Non ti scoraggiare, abbi cura, lavora duro”.
Questo genere di cose sono quelle che mi fanno sentire bene, quando so che ho toccato qualcuno e l’ho motivato.
La mia battuta d’arresto temporanea della barca non è pericolosa per la vita.
Non è la fine del mondo. Ma, non è neanche la fine del sogno,.

Nota della traduttrice: Se Voi o i Vostri amici vorrete aderire allo sviluppo e promozione di un corretto stile di vita per non tralasciare i sogni e le passioni che spingono ad affrontarla parlatene in associazione, le persone con gli stessi sogni possono farli diventare realtà.

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